scritto da Mendy alle 16:59
mercoledì, 19 settembre 2007
La domanda che più mi assilla è perchè mi sento così artificiale? Sarà forse il prodotto dello sforzo di restaurare l'innocenza? O sarà che, contaminata, reazioni operano ad un livello di coscienza insondabile e spurgano, da pori dalla posizione indeterminata, folate di pensieri ora taglienti che non lasciano cicatrizzare, ora caldi come la propria rassicurante pelle. In tutto c'è il mio odore, che riflette nella sua trasparenza gli inevitabili contatti ambientali. Odore. So di fiori di loto e di bambù, caramelle di zucchero al sapore di fragola, fumo e tabacco sulle dita, vestiti affumicati che appana lavati sanno di vaniglia e ammorbidente.
Ma la mia pelle. La mia pelle sa di vecchie voragini riassorbite, che solo occhi attenti vedono. Sa di violenza dolce come le fragole sventrate sulle lenzuola sporche di panna. Sa di foglie umide raggrumate nello scolo della strada, sa di saliva, di menta, di crema al miele. Il mio odore è caldo e ha l'aroma di una romantica violenza.
scritto da Mendy alle 16:58
mercoledì, 19 settembre 2007
Assorta in peregrinaggi interiori. Affatto percettibile il distacco razionale dal reale sensibile. Distorta fame emotiva, emotiva libagione ricercata in simbologie di solitudine e freddezza apparentemente asettica, ma dall'utilità indiscutibile: riflessione comparativa, meiosi di idee, empatia trasfigurata. Eccomi conficcata nell'asfalto corvino, liscia, luccicante, dritta, gelida, spiccatamente circondata da un ambiente che non mi tocca, concentrata nelle osservazioni dei cambiamenti meteorologici e degli svariati oggetti abbandonati al suolo. Ciò a cui aspiro nelle massime altezze spirituali e nelle estreme ombre recondite dell'animo. A questo pensano i lampioni sulla via.
Sono un insieme di flussi arrugginiti e valori che come bulloni strutturano lo scheletro del mio pensiero. Corro lungo le pareti scalcinate abbracciando sentimenti che, come grandi edifici, tocco solo in parte, non vedo altre facce delle emozioni. Alle intemperie perdo fiducia e mi incancrenisco, lo sguardo umano non si posa su di me, non vede la bellezza negli arricciamenti, nelle curve, nei percorsi del mio carattere. Questo provano i fili, tralicci, i tubi a vista.
Mi staglio da una base scivolosa, sul baratro di un mondo lontano, non conosco ciò che vive con noncuranza sotto di me e che paradosalmente è il mio sostegno. Allungo una moltitudine di strumenti per percepire informazioni che rielaboro e trasmetto nell'aria. Non ho altra funzione nè atro istinto che recepire, carpire, fare mie, onde emozionali, impulsi sensoriali, segnali concettuali, trascendendo dalla realtà convenzionale e dall'originalità comunque soggetta a canoni. In una dimensione nè aliena nè umana, che si esprime in codici criptati e di interpretazioni infinitamente diverse. Così vivono parabole e antenne.
scritto da Mendy alle 16:58
mercoledì, 19 settembre 2007
Nel parcheggio riservato alla fermata delle corriere, sedevo sotto il tetto di plastica dell'ultima panchina d'attesa. A lato, un muretto di grezzi mattoni di cemento, grigi come l'asfalto della strada striato dai segni dei pneumatici dei mezzi di trasporto pubblici, separava la piazzola dal parcheggio per le automobili. Dal muro basso e scalcinato si alzavano, ordinati, snelli pilastri di cemento, dai quali uscivano, per un quarto conficcate, grosse schegge di ferro arrugginite. Queste sostenevano del filo spinato che tagliava il tramonto sbiadito quasi fosse un gesto inutile e d'abituale indifferenza, suscitando in me una sensazione violenta di frustrazione, dovuta ad un ricordo ridestato: le mani di Matsukoto che, mentre parla con gli amici, compiono un movimento automatico e si spostano dalla superficie del tavolo, ricoperta di briciole, alle sue ginocchia, evitando di lasciarsi toccare dalle mie. Velando il presagio di lacrime con il fumo di sigaretta, sforzai l'animo ad allontanarsi da quelle note dolorose per non colmarmi dell'impressione di essere abbandonata a me stessa, quasi fossi, questa la definizione che mi si scolpì in mente, un "rifiuto emotivo tossico".
scritto da Mendy alle 14:30
sabato, 31 marzo 2007
voglio che stia dietro la percezione
voglio stare dentro la proiezione
e che nell'ambiente rimbalzi solo
la dolce smorfia del cuore.
voglio sapere a memoria il suo tono di voce.
voglio vedere il colore della sua pelle bagnata di luce.
più che curiosità necessito. necessito.
e tutto il resto è più sopportabile quando dentro covo un piccolo mostro felice.
scritto da Mendy alle 17:46
mercoledì, 28 marzo 2007
ringrazio di cuore i miei sorrisi da ebete lesa. A quanto pare il mio sad boy sta imparando a sorridere. E anche se lo amo per la tristezza che ha vederlo sorridere mi piace ugualmente.
Kumikooooo muooriiiii
Love e grazie a chi ultimamente mi ha scritto un PVP. ci siamo capite.^^
scritto da Mendy alle 17:53
mercoledì, 21 marzo 2007
io ho un problema con le persone:
mi sconvolgono, me ne innamoro, me ne separo.
scritto da Mendy alle 17:50
mercoledì, 21 marzo 2007
cos'è questo malcontento, la voce capricciosa, gli occhi stizziti? e pensare che dentro son così felicemente e fragilmente innamorata della mia mediocre vita, confusa tra i mediocri a vegetare.
poi arrivano le persone fiaccola, quelle che per intendere bruciano tutto e subito e anche te e ti si infiamma il cuore e dici MA CHE CAZZO CI FACCIO IO QUI? e le vorresti prendere tutte per mano e essere loro e mangiartele.
uffa quando poi capita di essere una fiaccola a mia volta non lo capisco mai e butto acqua. Evvai di mediocrità di nuovo. Sì e poi prendo il treno e vado lontano per raggiungere la ragazza di cui mi sono innamorata per una fotografia di lei che piange e toc! sveglia ciccia la spaventi così. Altra fiaccola spenta.
Vado a fumarmi una cicca in mansarda.
A tutti voi, torno presto abusiva. Meglio così.
scritto da Mendy alle 11:34
mercoledì, 21 marzo 2007
Fran
Credi faccia male, vuoi sentire com'è perdersi negli occhi altrui e dimenticarsi chi si è. Forse ti ho chiesta io, invidioso della tua esclusività, volevo rubartela e lasciarti spoglia. Ma ho corso con te, ti ho raggiunta fino alla cima di quella collina, ad ogni battito un graffio in viso, e raggiunta la vetta mangiando nebbia, mi sono disilluso: non sarai mai di nessuno, sei già stata comprata dalla libertà.
Sei volta a crescere, il tuo viso a sorridere, mentre il mio vuoto è rivolto a distruggere, il mio volto a piangere.
Una vita fa mi dicesti che
non c'è angelo che tenga che il cielo non ha lo stesso colore per tutti che i sogni infranti rimangono nascosti sotto agli occhi bagnati che scolorano che lo devi amare e rispettare, il dolore, per poterlo sopportare che
per convivere con le ferite non te le devi dimenticare, le devi accarezzare.
Non avevo capito che stavi sbocciando, che quell'unicità era la tua esperienza. Non avevo capito quanto fosse importante la tua
riconquistata innocenzaSei cresciuta un po' ed io no. Eppure con le tue stringi le mie mani e mi spieghi che una vittoria o una
sconfitta sono tali solo nel domani, che le cose sono belle solo se passate, perchè compiute. Che i miei occhi diventeranno più belli, spenti e vividi come i tuoi e guarderanno lontano, vedranno cose sempre nuove e nessuno capirà cosa fermenta in quegli iridi, quell'esclusività che attrira l'attenzione di chi non ha mai avuto la fame fragile di vivere.
.
, spiegami questa primavera
questa è la mia primavera
scritto da Mendy alle 14:15
martedì, 20 marzo 2007

Papà forse saresti ancora qua.
scritto da Mendy alle 14:07
martedì, 20 marzo 2007
In fondo... Non basta scegliersi per amarsi.

Guardo affamata la tua bocca ma non ti bacio e lo sappiamo entrambi perchè. La tua vana bellezza mi arma e mi attira vorace veloce violenta. Ma mi guardi e mi ricordi che non è questo che amo. Se non fosse per i tuoi cerulei occhi mi sarei scagliata su un corpo spinta dalla solitudine. E sappiamo quanto io desideri un amore lungo come un viaggio, nato tra i ciliegi in fiore, tra l'odore dolce di cachi e quello forte del sangue. Un amore che abbia il senso dell'amore.
Così volgo lo sguardo verso il ciliegio in fiore che coi suoi pizzi di primavera imbelletta un cielo giallo di tramonto. E aspetto ancora dai, non c'è fretta. Non posso permettermi di arrivare impreparata.